
Da piazza Umberto I a piazza Sparavigna: passeggiata nel cuore di Atripalda
Atripalda si può attraversare in pochi minuti. Per conoscerla, però, bisogna rallentare. Fra piazza Umberto I e piazza Sparavigna la distanza è breve, ma il
C’è chi arriva ad Atripalda per la prima volta eppure riconosce un cognome, il nome di una strada o una storia ascoltata tante volte in famiglia. Chi cerca la casa nella quale vivevano i nonni. Chi vuole entrare nella chiesa frequentata dai propri antenati, ritrovare un atto di nascita o semplicemente capire da quale luogo sia cominciato il viaggio che ha portato la propria famiglia altrove.
È il turismo delle radici, un modo di viaggiare che parte dalla storia familiare e conduce nei luoghi d’origine degli italiani emigrati e dei loro discendenti.
Secondo il Ministero degli Affari Esteri, nel 2024 sono arrivati in Italia circa 6,6 milioni di viaggiatori delle radici. Un numero che potrebbe raggiungere i 7,4 milioni nel 2026. Il bacino potenziale è ancora più ampio: nel mondo vivrebbero quasi 80 milioni di persone di origine italiana.
Dietro queste cifre ci sono ritorni molto diversi. Ci sono gli italiani che vivono all’estero e rientrano durante l’estate. Ci sono figli e nipoti nati in altri Paesi, cresciuti con parole, ricette e racconti tramandati in famiglia. E ci sono persone che dell’Italia conoscono soltanto il nome del comune riportato su un vecchio documento.
Per chi ha origini atripaldesi, quel nome conduce in Irpinia, lungo il fiume Sabato, in una città che per secoli è stata luogo di passaggio, commercio e incontro.
In estate Atripalda cambia ritmo. Tornano famiglie che vivono in altre città italiane o all’estero, si riaprono case rimaste chiuse durante l’anno e si ricostruiscono legami interrotti dalla distanza. Per alcuni è un ritorno abituale; per altri rappresenta l’inizio di una ricerca.
Non tutti i viaggiatori delle radici, infatti, conoscono già il luogo preciso dal quale partirono i propri familiari. A volte possiedono soltanto un cognome, una fotografia, una data approssimativa o il racconto di un nonno. Il viaggio comincia proprio da questi frammenti.
Il numero complessivo degli atripaldesi emigrati nel corso della storia non può essere ricavato da un’unica statistica. L’AIRE registra i cittadini italiani che attualmente risiedono all’estero, ma non comprende tutti coloro che partirono in passato né le generazioni successive nate fuori dall’Italia.
La storia dell’emigrazione atripaldese è quindi più grande di qualsiasi anagrafe contemporanea. Vive nei documenti, nelle famiglie e nei rapporti mantenuti con la città.
Il viaggio verso Atripalda può iniziare molto prima dell’arrivo. Il Portale Antenati del Ministero della Cultura consente di consultare online numerosi registri dello stato civile custoditi dall’Archivio di Stato di Avellino.
Per Atripalda sono disponibili registri storici di nascite, matrimoni e morti, compresi documenti risalenti all’inizio dell’Ottocento. Sono fonti preziose per ricostruire parentele, individuare indirizzi e verificare date conservate in modo incompleto nella memoria familiare.
Prima di avviare una ricerca è utile raccogliere tutto ciò che si possiede:
Anche un dettaglio apparentemente marginale può aiutare a individuare il ramo corretto della famiglia. Per gli atti più recenti è invece necessario rivolgersi agli uffici competenti, rispettando le regole previste per l’accesso alla documentazione anagrafica.
Una ricerca genealogica può individuare una data o un nome. Per comprendere la vita degli antenati, però, bisogna attraversare la città.
Il centro storico conserva la trama urbana cresciuta intorno alla Chiesa di Sant’Ippolisto e allo Specus Martyrum. Qui la storia religiosa di Atripalda si lega alle testimonianze dei primi secoli del cristianesimo e alla formazione della comunità cittadina dopo il declino dell’antica Abellinum.
Per un viaggiatore delle radici, entrare nella chiesa del paese d’origine non è necessariamente una tappa religiosa. Può significare avvicinarsi al luogo nel quale furono celebrati battesimi, matrimoni e funerali della propria famiglia. È uno spazio condiviso da generazioni, rimasto nella memoria anche di chi partì.
Poco distante, Piazza Umberto I racconta un altro volto di Atripalda. La Dogana dei Grani testimonia il ruolo commerciale assunto dalla città nello scambio dei cereali provenienti dalla Puglia, oltre che nello svolgimento del mercato settimanale e delle fiere annuali.
Il palazzo, realizzato nella configurazione attuale nel 1883, ospita oggi una sezione museale con reperti provenienti dalla necropoli di Capo La Torre e dall’area archeologica dell’antica Abellinum. La sua storia permette di comprendere perché Atripalda sia diventata un punto di riferimento per il territorio circostante e perché tante famiglie abbiano legato la propria vita al commercio, alle botteghe e al mercato.
Il turismo delle radici non si esaurisce nella visita ai monumenti. Si riconosce anche nei gesti quotidiani: entrare in una bottega, ascoltare una parola dialettale, acquistare un prodotto locale o passeggiare tra i banchi del mercato del giovedì.
Il mercato di Atripalda è ancora oggi uno degli appuntamenti più riconoscibili della città. Per chi torna dopo molti anni può rappresentare una continuità con il passato; per i discendenti degli emigrati è un modo per avvicinarsi a quella dimensione sociale che spesso emerge nei racconti familiari.
Anche il cibo diventa uno strumento di conoscenza. Una ricetta tramandata all’estero può essere cambiata nel tempo, adattandosi agli ingredienti disponibili nel nuovo Paese. Ritrovarla nel territorio d’origine consente di comprenderne meglio il contesto, senza inseguire una presunta versione “autentica” rimasta immobile per generazioni.
Le tradizioni viaggiano insieme alle persone. Cambiano, ma continuano a raccontare da dove sono partite.
Il percorso può proseguire verso il pianoro della Civita, dove si trovano i resti dell’antica Abellinum. La colonia romana sorse alla fine del II secolo a.C. su un precedente insediamento sannitico e occupava una posizione strategica lungo la valle del Sabato, naturale collegamento tra il Beneventano e il Salernitano.
Sono ancora visibili parti della cinta muraria, l’area pubblica e i resti di una grande domus di tipo ellenistico-pompeiano. Visitare Abellinum permette di allargare lo sguardo oltre la storia della singola famiglia e di incontrare le origini più lontane del territorio.
Il viaggio delle radici possiede anche questa dimensione: parte da un nome privato e arriva alla storia collettiva di una comunità.
Per alcuni Atripalda è il luogo lasciato molti anni prima. Per altri è una città conosciuta attraverso le parole dei genitori o dei nonni. Non tutti troveranno la vecchia casa ancora in piedi, un parente ad attenderli o risposte precise alle proprie domande.
Il turismo delle radici non garantisce un ricongiungimento perfetto con il passato. La città è cambiata, così come sono cambiate le famiglie che partirono. Il valore del viaggio sta anche nel misurare questa distanza e nel riconoscere ciò che, nonostante il tempo, è rimasto.
Atripalda può accogliere questi viaggiatori offrendo qualcosa di più di una visita: un percorso tra archivi, luoghi della memoria, archeologia, tradizioni e vita contemporanea.
Perché tornare alle proprie radici non significa vivere nel passato. Significa conoscere il punto dal quale è cominciata una parte della propria storia e portarla con sé, ancora una volta.
Per organizzare la ricerca e la visita:

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