
Da piazza Umberto I a piazza Sparavigna: passeggiata nel cuore di Atripalda
Atripalda si può attraversare in pochi minuti. Per conoscerla, però, bisogna rallentare. Fra piazza Umberto I e piazza Sparavigna la distanza è breve, ma il
Chi trascorre qualche giorno sulla Costiera Amalfitana conosce bene il paradosso del posto più bello del mondo: è talmente frequentato che a luglio e agosto ci si muove a passo d’uomo, i prezzi raddoppiano e la sensazione di essere in un set fotografico prende il sopravvento sul piacere del viaggio. Se si ha un giorno libero e una voglia autentica di cambiare registro, l’Irpinia è a mezz’ora.
Da Salerno si prende l’autostrada A16 in direzione Napoli-Bari, si esce ad Avellino Est o Avellino Ovest, e in circa trenta minuti si è ad Atripalda. Il paesaggio cambia completamente: si lascia il mare, si sale verso le colline verdi dell’Irpinia occidentale, e ci si ritrova in una città adagiata lungo le sponde del fiume Sabato, a duecentonovantaquattro metri di altitudine, con le montagne dell’Appennino campano sullo sfondo.
Il contrasto non è solo paesaggistico. Atripalda ha diecimilaottocento abitanti, nessuna coda ai monumenti, nessun ingresso con prenotazione obbligatoria e nessuno che cerca di venderti qualcosa all’uscita di ogni chiesa. Ha invece il Parco Archeologico dell’Antica Abellinum — venticinque ettari di scavi su un’altura che domina la valle — e lo Specus Martyrum, una cripta paleocristiana del IV secolo che si visita scendendo una scala di pietra sotto la navata della Chiesa Madre.
La differenza di atmosfera è netta. Sulla Costiera si è immersi in un paesaggio che sembra inventato per fare foto; ad Atripalda si cammina in una città che funziona per chi ci vive, con i bar aperti la mattina presto e i negozi di quartiere che non hanno ancora ceduto alle catene. È un tipo diverso di bellezza, meno immediato e più sottile.
Dal punto di vista enogastronomico, l’Irpinia offre qualcosa che la Costiera non ha in casa propria: i vini DOCG dell’entroterra campano. Il Taurasi, prodotto dalle uve Aglianico nei comuni a est di Avellino, è considerato uno dei rossi più longevi d’Italia. Il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo completano una triade che gli appassionati di vino conoscono bene. Atripalda rientra nell’area del Fiano di Avellino DOCG.
Una giornata è sufficiente per vedere i luoghi principali — il parco archeologico, la cripta, la Dogana dei Grani con il suo museo, il centro storico — e fermarsi a mangiare con calma. Si torna a Salerno, e da lì sulla Costiera, con qualcosa in più rispetto alle fotografie.
Non è una destinazione che si sostituisce al mare. È quello che si fa quando si vuole ricordare che l’Italia dell’entroterra esiste, che ha tremila anni di storia da raccontare, e che non è necessario percorrere centinaia di chilometri per trovarla.

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