Gli atripaldesi nel mondo: una mappa dell'emigrazione che attraversa tre secoli

  • 18/08/26
  • News ed eventi

La storia di Atripalda non finisce ai confini della Valle del Sabato. Una parte di quella storia vive nei quartieri italiani di città americane, nelle comunità irpine dell’Argentina, nei circoli di emigrati che in Australia hanno portato il nome della città insieme alle proprie famiglie. È una storia di partenze che attraversa almeno tre generazioni, e che inizia nella seconda metà dell’Ottocento.

L’emigrazione irpina verso le Americhe è uno dei fenomeni migratori più documentati del Mezzogiorno italiano. Tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, migliaia di persone lasciarono i comuni della provincia di Avellino — spinte dalla povertà, dalla mancanza di lavoro e dall’attrazione delle opportunità oltreoceano — verso gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay. Atripalda, città con una vocazione commerciale radicata nei secoli e una tradizione artigianale legata al fiume Sabato, non fece eccezione.

Le destinazioni principali della diaspora irpina negli Stati Uniti includono città come New York, Philadelphia, Boston e i centri industriali del Nord-Est americano, dove le comunità italoamericane si insediarono a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento e costruirono reti di solidarietà, chiese, associazioni e scuole. In Sud America, Buenos Aires e le province argentine della Pampa accolsero ondate successive di emigranti campani.

Una seconda fase migratoria, diversa per intensità e destinazioni, avvenne nel dopoguerra: questa volta verso il Nord Italia e l’Europa del Nord — Svizzera, Germania, Belgio — e, in misura minore, verso l’Australia. Gli emigranti del dopoguerra erano spesso operai e braccianti che si muovevano stagionalmente o definitivamente verso i poli industriali del continente.

Chi è discendente di atripaldesi e vuole ricostruire la storia della propria famiglia ha oggi diversi strumenti a disposizione: i registri anagrafici del Comune di Atripalda, gli archivi parrocchiali della Chiesa Madre di Sant’Ippolisto e San Sabino, e le risorse del programma “Turismo delle Radici” promosso dal Ministero degli Affari Esteri italiano, che offre supporto a chi organizza un viaggio nei luoghi d’origine della propria famiglia.

Il filo che lega gli atripaldesi nel mondo alla loro città d’origine è ancora vivo. Si incontra nei cognomi, nelle ricette tramandate di generazione in generazione, nelle fotografie in bianco e nero conservate nelle case di tre continenti. Si incontra anche nel mercato del giovedì di Piazza Umberto I, che continua ad animare la città settimana dopo settimana, come ha fatto per secoli, indifferente a quante partenze e quanti ritorni abbia attraversato nel tempo.

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