
Da piazza Umberto I a piazza Sparavigna: passeggiata nel cuore di Atripalda
Atripalda si può attraversare in pochi minuti. Per conoscerla, però, bisogna rallentare. Fra piazza Umberto I e piazza Sparavigna la distanza è breve, ma il
La sera dell’8 febbraio, in decine di quartieri di Atripalda, si accendono i falò. Non sono fuochi da campo né eventi folkloristici per fotografi: sono i Focaroni di San Sabino, una tradizione devozionale che la comunità organizza ogni anno in onore del patrono della città, il cui nome liturgico cade il 9 febbraio.
I Focaroni — il termine locale per indicare i grandi falò — vengono allestiti in numerosi punti della città: nei cortili, nelle piazze di quartiere, lungo le strade. Il fuoco principale si trova in Piazza Umberto I, nel cuore di Atripalda, ma la tradizione vuole che ogni rione abbia il proprio. L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco Atripaldese in collaborazione con il Comune e con la Parrocchia di Sant’Ippolisto Martire: è uno di quegli eventi che mostrano come la devozione religiosa e il tessuto civico di una comunità possano coincidere senza forzature.
Intorno ai fuochi si radunano le famiglie e i gruppi di amici. Si suona la tammurriata — il ritmo percussivo della tradizione musicale campana — si canta, si mangia e si beve. I cibi della serata sono quelli della cucina povera irpina: salsicce arrostite sulla brace, patate cotte nella cenere, vino rosso servito nelle tazze. Non c’è un catering, non c’è un palco con i microfoni: c’è una piazza con un fuoco, della musica fatta da chi ci sa fare, e una città che per una sera decide di stare insieme all’aperto nonostante il freddo di febbraio.
La tradizione dei Focaroni di San Sabino è riconosciuta dalla Regione Campania come patrimonio culturale immateriale. È un riconoscimento che certifica quello che gli atripaldesi sanno già: che questa non è una festa inventata per l’occasione ma qualcosa che ha radici profonde nella vita della comunità, e che si tramanda di generazione in generazione con la naturalezza di ciò che è davvero vissuto.
Il 9 febbraio, il giorno successivo, si celebra la festa liturgica di San Sabino con la Santa Messa nella Chiesa Madre di Sant’Ippolisto e San Sabino. Al termine della celebrazione, i sacerdoti tracciano sulla fronte dei fedeli un segno di croce con una piuma imbevuta della Santa Manna: un liquido chiaro trovato sulle spoglie del santo in occasione di una ricognizione canonica del primo maggio 1558, e che la tradizione devozionale associa a una guarigione prodigiosa avvenuta in quella stessa occasione.
Se sei ad Atripalda l’8 febbraio, vai in piazza la sera. Non devi cercare niente di particolare: il fuoco lo vedi, la musica la senti, e il resto viene da sé.

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