
Da piazza Umberto I a piazza Sparavigna: passeggiata nel cuore di Atripalda
Atripalda si può attraversare in pochi minuti. Per conoscerla, però, bisogna rallentare. Fra piazza Umberto I e piazza Sparavigna la distanza è breve, ma il
Il Venerdì Santo ad Atripalda si sente prima ancora di vederlo. Dalla Chiesa di San Nicola da Tolentino, nel centro storico, un suonatore di tromba emette tre squilli ogni quarto d’ora: un suono che si propaga per le strade della città e che la tradizione locale associa al lamento per la morte di Cristo. È una delle usanze più particolari della Settimana Santa irpina, e chi la sente per la prima volta capisce subito che non si tratta di un rito ornamentale.
La Chiesa di San Nicola da Tolentino sorge sulle rovine di quello che si ritiene essere stato un tempio pagano; nel 2010 fu riaperta al culto dopo un lungo periodo di chiusura. Il legame con la tromba del Venerdì Santo è uno dei tratti distintivi di questa chiesa nel calendario devozionale atripaldese.
Sul dosso di San Pasquale — la collina con la Chiesa di San Pasquale, fondata nel 1585 su preesistenze romane e affidata ai Frati Minori Scalzi nel 1670 — si rinnova ogni anno la rievocazione della Passione di Cristo in costume d’epoca. Il corteo percorre il percorso tradizionale con figuranti in abiti storici che rappresentano le scene della Via Crucis: è uno di quei momenti in cui la devozione popolare e la memoria storica si sovrappongono in modo naturale, senza artifici.
La Settimana Santa è il periodo dell’anno in cui Atripalda si raccoglie in se stessa. Le processioni, le Sante Messe solenni, le cerimonie del Triduo Pasquale — il Giovedì Santo, il Venerdì Santo, il Sabato di Gloria — seguono un ritmo che non è cambiato sostanzialmente nel corso dei secoli, e che coinvolge una larga parte della comunità, non solo i credenti praticanti.
Per chi viene da fuori e vuole assistere a questi riti, il consiglio è di non aspettarsi uno spettacolo. La Settimana Santa atripaldese non è pensata per i turisti: è un momento di vita religiosa autentica in cui i visitatori sono benvenuti ma che esiste indipendentemente da loro. Questo è, in un certo senso, il suo pregio maggiore.
Il Venerdì Santo è la giornata più intensa. La tromba di San Nicola scandisce le ore, la processione del Cristo Morto percorre le vie del centro storico in serata, e la città ha un’atmosfera di raccoglimento che si sente fisicamente. Chi ha la fortuna di trovarsi ad Atripalda in questo periodo porta via qualcosa che non si trova nelle guide: la memoria di un rito vivo.

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